mercoledì 12 marzo 2008

Invisible colours of Benetton


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The invisible colours of Benetton

Da un articolo apparso un anno fa su
Selvas.org:

Il 14 febbraio (2007) sono giunti prima dell'alba e hanno chiesto alle forze della natura di poter interagire con loro, si sono poi costituiti in Comunità rifacendosi agli antenati che "vivevano liberi su quelle terre e che ora sono oggetti nei musei e trofei di una cultura che distrugge il diverso". I Mapuche tornano ad occupare la terra che reclamano da anni e che fa parte del latifondo dei Benetton nella Patagonia argentina.

Su un
sito Mapuche si legge:

La compagnia italiana di capi d'abbigliamento Benetton e' ben conosciuta per le sue campagne promozionali provocative e socialmente critiche. Ma la compagnia a livello internazionale e' a sua volta coinvolta in affari sporchi. Nel sud dell'Argentina Benetton ha comprato oltre un milione di ettari di terra. La popolazione locale, per la maggior parte indigeni Mapuche, sono costretti con la forza ad abbandonare le terre.

Invasioni ottocentesche, vendite illegali, donazioni a premi nobel... Una vera telenovela sudamericana. Per capirci qualcosa basta fare una semplice ricerca su google: "Benetton vs Mapuche". E leggere.
Un capo Benetton è bello e relativamente economico, ma cosa c'è dietro quel cotone o quella lana?
Per quanto possiamo lavarli, certi oggetti non saranno mai puliti.


4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma non si può evitare tutto ciò che non è etico. Benetton non è etico, Adidas non è etico, Nike non è etico, ma tutto il cotone non è etico e le pelli non sono etiche e i jeans non sono etici e tutto il made in Cina non è etico e se vado avanti non mi fermo piú.
Allora uno che deve mettersi?

Anonimo ha detto...

Rispondo a chi si chiede "ma allora uno che deve mettersi?". Nessuno pretende che si vada in giro nudi o coperti di un sacco di juta, solo perche' la stragrande maggioranza dei capi d'abbigliamento non sono etici.
Ma non credo neppure che il boicottaggio alla Nike o ad altre grandi firme sia stato inutile: la cosa piu' importante infatti e' che la gente sia consapevole di quello che comportano le proprie scelte. Bisogna SAPERE la sofferenza, lo sfruttamento, il sangue che c'e' dietro certe cose che noi riteniamo indispensabili.
Poi si puo' pure continuare a fare esattamente le stesse scelte, ma alla prima occasione forse sara' piu' facile prendere una strada diversa.
Un esempio? Il cioccolato fair-traide e' di sicuro piu' etico di un qualsiasi altro cioccolato..

Anonimo ha detto...

wow non lo sapevo è assurdo... io non ho mai comprato articoli benetton... e continuerò a non farlo!!!!
E' assurdo che facciano queste cose!!!


alessandra (dall'alveare)

Bippi ha detto...

Luciano Benetton ha affermato in una intervista sul Corriere:

«Noi abbiamo comprato da una società argentina che esisteva da oltre 110 anni. Abbiamo cercato un dialogo coi Mapuches e offerto 7.500 ettari di terra come simbolo concreto. Ma nella discussione, a cui dovevano partecipare governo centrale, locale e forze sociali argentine, ci hanno lasciati soli. Il movimento no global, che ha aggregato idee e fermenti molto interessanti, oggi credo abbia perso almeno parte della sua forza propulsiva forse perché passato il momento della critica del No, è mancata la fase propositiva del Sì, della costruzione, della volontà di risolvere assieme i problemi»