domenica 23 marzo 2008

La prima lezione che ho imparato


Il papa, supremo pastore della chiesa cattolica romana e capo spirituale di circa un miliardo di individui, lancia un appello per la ricerca di «soluzioni che salvaguardino il bene e la pace» nelle regioni del pianeta tormentate da conflitti, nelle quali include il Darfur e la Somalia, il «martoriato Medioriente», la Terra Santa, l'Iraq, il Libano, «e infine il Tibet».
L'
infallibilità papale espressa dal Concilio Vaticano I riguarda solo la dottrina religiosa in senso stretto e non la vita così come noi la viviamo.
Infatti il papa ha sbagliato.
Ha dimenticato nel suo appello il Caucaso, Haiti, lo Yemen, il Sahara Occidentale, il delta del Niger, il Nepal, il Mindanao e tutti gli altri 70 e oltre luoghi nel mondo dove persone uccidono altre persone per il diritto di governare.
O forse non ha sbagliato il papa, sbagliano giornali e televisione che ci ricordano le cose del mondo solo quando ci coinvolgono da vicino. Ma forse non siamo tutti coinvolti in tutti i conflitti del mondo?
No?
Chi vende le mine anti-uomo al Marocco per tenere i Saharawi lontani dai giacimenti di fosfati?
Chi sostenne e sostiene i governi filippini nei tentativi di assimilazione culturale del Mindanao?
Chi sfrutta le cospicue risorse Nigeriane lasciando solo briciole alla povertà estrema della popolazione locale?
Chi fornisce copertura politica e militare a regni ed emirati semi-dittatoriali del Medio Oriente?
Chi va a stipulare accordi commerciali miliardari con governi che ignorano i fondamentali diritti umani?
Chi si inventa sinonimi diminuitivi della parola guerra per andare a distruggere e poi a ricostruire?

Educazione alla cultura della pace, prima lezione: siamo tutti responsabili, attraverso le nostre scelte e i nostri consumi, di tutto ciò che avviene nel mondo globalizzato.
Tutti significa ciascuno di noi!


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